lunedì 26 gennaio 2015

Deve correre la palla!


Juventus-Chievo è stata una di quelle partite che scalfiscono tutte le sicurezze di quelli che "basta guardare il modulo". Quando la squadra non gira più è colpa del modulo, o perché ormai gli avversari hanno imparato le contromisure o perché il sistema di gioco adottato è fiacco di suo. Quando Conte si ostinava, perché si ostinava, a proseguire col 3-5-2 anche quando gli avversari non ci pensavano nemmeno a superare la propria linea di centrocampo, la colpa era del modulo che intasava gli spazi al centro o perché non avevamo esterni di ruolo. Tesi da me condivisa in parte, e la partita di ieri è una controprova interessante. Anche a me sembrava inutile insistere coi 3 centrali quando poi questi passavano la gara più a costruire che a difendere, soprattutto perché gli avversari avevano imparato a lasciare libero Chiellini di far partire l'azione, con le conseguenze del caso. Appena ha potuto, incoraggiato anche dalle circostanze, Allegri ha iniziato a schierare la squadra con la difesa a 4, inserendo un centrocampista in più e mettendo in campo tutti e 4 i magnifici componenti del centrocampo titolare bianconero. La magia ha funzionato quasi da subito, salvo poi incepparsi nelle sfortunate prestazioni contro Samp, Inter e Napoli (Supercoppa) dove un pur evidente predominio territoriale non ha portato a quella che doveva essere la conseguente vittoria. A differenza di questi tre precedenti, invece, ieri contro il Chievo non si è proprio vista la Juve che schiaccia l'avversario nella sua metà campo, anzi. I veneti sono scesi sul terreno di gioco portando un pressing molto alto già dal primo possesso dei bianconeri costretti ai salti mortali per pulire i passaggi in avanti quando non ricorrere al classico lancio lungo. Pur giocando a 4 dietro, la Juventus non riusciva a trovare buone linee di passaggio per gli attaccanti o per gli esterni e solo due prodezze di Pogba hanno sbloccato una gara che sembrava dovesse portare la Juventus al più classico degli assalti finali, con i rischi del caso. Il problema principale, della Juve e del calcio italiano in genere, non può essere riversato tutto sul modulo, molto più semplicemente (si fa per dire) è la velocità con cui viaggia la palla a fare da discriminante. Contro avversari ben organizzati e coraggiosi (si fa sempre per dire) una compagine come la Juve che non ha gente che salta l'uomo escluso Pogba quando ne ha voglia, è facendo correre il pallone che crea la superiorità necessaria a mandare gli attaccanti in porta. Abbiamo disputato buone prestazioni in Champions, ma né ad Atene né a Madrid siamo riusciti a segnare un gol o quantomeno a creare pericoli con azioni costruite coralmente. Il Chievo, ieri, si è comportato come una qualsiasi squadra che si incontra nelle competizioni in cui valichiamo le Alpi. Zero catenaccio, zero arroccamenti in difesa, pressing molto alto portato financo con 4-5 uomini ad aggredire difesa e prime palle degli avversari. L'organizzazione clivense è stata scalfita solo dall'infortunio di Frey, quando Maran si è visto costretto a schierare il tanto vituperato modulo inventato da Mazzarri, e dalle giocate sublimi di Paul Pogba, autore di due gesti tecnici e atletici da vero extraterrestre del calcio. L'assenza di Pirlo, inoltre, potrebbe essere sintomatica delle difficoltà avute ieri, perché è proprio Andrea uno di quei giocatori, e pochi come lui, a capire quando è il momento di far viaggiare la sfera più dei compagni, e non è un caso, ma qui rasento l'ovvio, che alla sua età possa tranquillamente solcare i campi più prestigiosi senza pagare il dazio del tempo che scorre.
Ben vengano le squadre che non scendono in campo come vittime sacrificali in cerca di una serata no di Tevez e colleghi o di un contropiede fortunato, ma che costringono la Juve a esercitarsi anche in Italia a far viaggiare più speditamente la palla o che costringono i più bravi a tirare fuori il coniglio dal cilindro. Complimenti al Chievo ed a Maran, e grazie dell'ottimo allenamento a cui avete sottoposto i nostri ragazzi.

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Volevo scrivere senza il permesso della mamma.

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