Prendere la maglia dell'avversario quando l'arbitro non ti vede, ritardare una rimessa o un calcio di punizione quando si è in vantaggio, gridare forte e fare un paio di giravolte a terra quando si subisce un fallo in modo da invogliare l'arbitro a sanzionare l'avversario, fare qualche passo in avanti durante una rimessa laterale, provocare l'attaccante che stai marcando per fargli perdere la testa, alzare la mano per chiamare il fuorigioco, entrare in area al momento del calcio di rigore prima che la palla venga calciata, negare di aver colpito la sfera per ultimo o di aver sfiorato l'avversario in area di rigore e, ultimo solo per attualità, posizionare la palla fuori dall'arco del calcio d'angolo per ottenere una posizione agevole in vista della battuta.
Tutti quelli sopra elencati sono una serie (incompleta) di trucchetti, furberie di piccolo cabotaggio che ogni calciatore impara, alcuni vengono proprio insegnati nelle scuole calcio, fin da quando comincia ad avere a che fare con le partite da 3 punti, dalla terza categoria fino alla finale mondiale (Materazzi vs Zidane, per dirne una). Ogni partita ne presenta tantissimi e sarebbero immensamente maggiori le azioni da fermare, i gol da annullare, i rigori da assegnare, i calci da fermo da ripetere, i cartellini da mostrare di quello che effettivamente accade se ognuno di essi venisse scoperto. Le moviole televisive e quelle sugli organi di stampa, per motivi di spazio e di tempo, mostrano i più eclatanti e quasi mai si soffermano su uno dei sopraddetti trucchetti da furbetto. E perché, allora, ieri tutta questa attenzione ai calci d'angolo battuti da Marchisio con la palla palesemente fuori dalla lunetta del corner? La prima risposta è la stessa da quando il replay ha fatto capolino nelle trasmissioni sportive italiane: la partita della Juventus è sempre oggetto di attenzioni maggiori, non per nulla chiunque conosce lo scontro in area tra Iuliano e Ronaldo mentre nessuno ti citerà mai la rete annullata a Inzaghi e il fallo di Taribo West o la simulazione di Moriero. Ma per quanto visto e sentito nella giornata di ieri, la prima risposta alla domanda non può essere sufficiente e, infatti, occorre collegare le immagini di Juve-Samp a quanto accaduto in Genoa-Roma. La Juventus potrebbe ricamare il proprio alibi intorno al presunto fallo subìto da Pogba mentre sta per calciare la palla a due passi dalla porta, palla che finirà in tribuna anche a causa dello sbilanciamento causato dal difensore doriano, ma sappiamo benissimo che non sono speculazioni tipiche del club bianconero, abituato "più a lavorare che a parlare". Ed ecco comparire, insieme alla giusta segnalazione della mancata espulsione di Vidal a pochi minuti dalla fine, numerosi replay del pallone fuori posto sul corner. Viene da sorridere se pensiamo alla valenza di questa irregolarità rispetto a quanto accade al Ferraris, dove l'arbitro usa praticamente un solo metro di giudizio, quello, tristemente famoso, forgiato da Carraro in una celebre telefonata: "Nel dubbio, pensa a chi sta dietro." Il rigore e l'espulsione di Perin sono decisioni corrette a termine di regolamento, ma prima Astori aveva furbescamente (vedi incipit dell'articolo) fermato la corsa di Sturaro, in area di rigore, impedendogli di passare. Una specie di ostruzione simile al contrasto reso famoso dal ritornello che Gigi Simoni manda in loop da 16 anni a questa parte, ma per la moviole tutto regolare, in poche mosse. Il fattaccio vero, però, accade proprio sul gol vittoria della Roma; l'azione si sviluppa a centrocampo, la palla arriva a Liajic che entra in area e, magari condizionato dalla prontezza con cui l'arbitro ha sanzionato il rigore precedente, non sta ad aspettare che il difensore genoano faccia fallo e si butta a terra senza essere toccato in una simulazione nemmeno tanto riuscita. L'arbitro Banti, invece di fermare l'azione per punire il comportamento antisportivo del serbo, lascia proseguire e proprio sulla palla recuperata da Maicon nella stessa azione arriva il gol di Nainggolan. Giusto non convalidare il gol del Genoa allo scadere per fuorigioco, chiamata perfetta del guardalinee, ma la gara è pesantemente condizionata da fischietto di Livorno su cui, guarda caso, erano piovuti gli strali preventivi delle radio romane, ricordando alcune precedenti direzioni allorquando le decisioni avevano avvantaggiato la Juventus, e solamente quelle partite, secondo il menu tradizionale della casa. Condizionamento preventivo? L'arbitro non vuole passare per juventino? Esiste questo genere di psicologia al contrario nelle menti dei poveri direttori di gara? Non lo so, fatto sta che una giornata in cui le moviole dovrebbero raccontare il secondo aiutino consecutivo all'inseguitrice capitolina, ci ritroviamo bombardati mediaticamente dal calcio d'angolo di Marchisio che doveva essere ripetuto. Inutile stare a menarcela con la storia del "immaginatevi a parti invertite", tanto lo sappiamo già cosa sarebbe accaduto.
Per fortuna che a stemperare gli animi ci pensi il direttore del giornale sportivo di Roma, sempre pronto a fermare qualsiasi polemica sugli arbitraggi, o sulla maggior parte di essi. La sua teoria per stoppare ogni rigurgito polemico venne presentata in un tweet della settimana scorsa, quella di Roma-Sassuolo, il cui senso era questo: "Inutile che cerchiate di paragonare gli errori di stasera con tutto quanto successo in Juventus-Roma. Il loro peso specifico è completamente diverso." Eccolo, un altro grande successo del passato che torna di moda: sono solo gli errori negli scontri diretti a condizionare il campionato, mica l'enorme mole di piccoli particolari che sfuggono agli occhi attenti dei radar moviolistici. Il De Paola pensiero trova perfettamente applicazione nella giornata di ieri, infatti cosa vuoi che resti, nell'immaginario collettivo, del tuffo di Liajic se la sua esposizione viene liofilizzata agganciando quelle immagini alle decisioni corrette della sestina arbitrale (avete tenuto il conto di quante volte hanno mostrato il gol annullato al Genoa?) o al calcio d'angolo battuto da Marchisio? E se proprio volessimo tornare al famigerato Juve-Roma del 5 ottobre, ricordate la discrepanza nel numero di replay tra il rigore fischiato a Maicon, con annessi ingrandimenti e studi prospettici, e quello della presunta trattenuta di Lichtsteiner a Totti?
Ogni volta è la stessa storia, ogni volta noi ad arrabbiarci e i "depaola" o i "caressa" a scivolare sugli specchi e destreggiarsi nell'indignazione a partite alterne, ed ogni volta che li leggo/ascolto tentare di mettere una pezza alle loro tesi strampalate ho sempre l'impressione di stare a giocare con mia figlia, con lei che si produce nelle sue meravigliose mimetizzazioni e nei suoi riuscitissimi nascondimenti...
Tana per le moviole!
Per fortuna che a stemperare gli animi ci pensi il direttore del giornale sportivo di Roma, sempre pronto a fermare qualsiasi polemica sugli arbitraggi, o sulla maggior parte di essi. La sua teoria per stoppare ogni rigurgito polemico venne presentata in un tweet della settimana scorsa, quella di Roma-Sassuolo, il cui senso era questo: "Inutile che cerchiate di paragonare gli errori di stasera con tutto quanto successo in Juventus-Roma. Il loro peso specifico è completamente diverso." Eccolo, un altro grande successo del passato che torna di moda: sono solo gli errori negli scontri diretti a condizionare il campionato, mica l'enorme mole di piccoli particolari che sfuggono agli occhi attenti dei radar moviolistici. Il De Paola pensiero trova perfettamente applicazione nella giornata di ieri, infatti cosa vuoi che resti, nell'immaginario collettivo, del tuffo di Liajic se la sua esposizione viene liofilizzata agganciando quelle immagini alle decisioni corrette della sestina arbitrale (avete tenuto il conto di quante volte hanno mostrato il gol annullato al Genoa?) o al calcio d'angolo battuto da Marchisio? E se proprio volessimo tornare al famigerato Juve-Roma del 5 ottobre, ricordate la discrepanza nel numero di replay tra il rigore fischiato a Maicon, con annessi ingrandimenti e studi prospettici, e quello della presunta trattenuta di Lichtsteiner a Totti?
Ogni volta è la stessa storia, ogni volta noi ad arrabbiarci e i "depaola" o i "caressa" a scivolare sugli specchi e destreggiarsi nell'indignazione a partite alterne, ed ogni volta che li leggo/ascolto tentare di mettere una pezza alle loro tesi strampalate ho sempre l'impressione di stare a giocare con mia figlia, con lei che si produce nelle sue meravigliose mimetizzazioni e nei suoi riuscitissimi nascondimenti...
Tana per le moviole!
@GiuSette7


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