giovedì 5 febbraio 2015

Vittima del presepe


Questa è una storia vera.
Gli eventi descritti hanno avuto luogo nel Lazio durante il 2015.
Su richiesta dei sopravvisuti alle risate, i nomi sono stati cambiati.
Nel rispetto di chi non ce l'ha fatta, il resto verrà raccontato così come avvenuto.



T    R    I    G    O    R    I    A



Gualtiero S. è l'amministratore delegato della Allevamenti San Romolo e sta per passare una delle peggiori giornate della sua vita. E' stato ingaggiato, alcuni anni fa, da una cordata americana per risollevare le sorti dell'antica fattoria laziale, famosa in tutta Italia per le Lacrime di latte, saporitissime mozzarelle di bufala. Prima del suo arrivo la San Romolo non attraversava un buon periodo, le vendite erano ai minimi storici e nemmeno il suo predecessore, famoso per ribaltare ogni situazione, era riuscito a invertire il trend negativo. L'anno scorso, invece, il buon Gualtiero azzecca molte mosse, cambia il capo del personale, ingaggia nuovi allevatori, ottimizza le forze e le concentra verso un unico obiettivo, il mercato nazionale. La stagione va bene, il fatturato raggiunge antichi splendori ma tutti gli sforzi non bastano a togliersi quella che ritengono la soddisfazione migliore, superare l'antica e acerrima nemica, la Ovini Torinesi, una delle più prestigiose e celebrate aziende casearie del Paese. Gli sforzi economici, l'indebitamento con le banche, il cospicuo tesoretto utilizzato per il pesante battage pubblicitario non sono sufficienti, la O.T. supera ogni record precedente e fattura cifre astronomiche. Quella di quest'anno, quindi, sembra la classica rivincita, la partita di ritorno di una competizione calcistica. Tutti si aspettano dalla San Romolo lo stesso spirito combattiero dell'anno prima, soprattutto ora che torna all'assalto anche del mercato europeo.
Qualcosa, però, va storto e oggi l'azienda romana è alle prese con una forte crisi di vendite, dovuta a fattori solo in apparenza contingenti. Abbassamento della qualità, personale oberato di lavoro, aspettative deluse.
E siamo ad oggi.
Gualtiero è in macchina, il solito traffico romano rende più faticoso il tragitto verso Trigoria, periferia sud di Roma, sede della fattoria. Per arrivarci deve superare le colonne d'ercole della città, il Grande Raccordo Anulare, l'anello d'asfalto che racchiude Roma come una fortezza e che nessun occhio umano ha mai visto deserto. Gualtiero non vuole fumare, i sedili della nuova auto posseggono ancora l'odore tipico delle concessionarie, ma ha i nervi a pezzi e qualcuno o qualcosa sta maledettamente bloccando lo scorrere dei veicoli. La proprietà americana è delusa, la stampa capitolina riporta ogni giorno i malumori della città, la cui economia (e persino il normale vivere civile) poggia sulle sorti della San Romolo; l'appuntamento di questo pomeriggio è di quelli che Gualtiero odia maggiormente, anzi è quello che più odia in assoluto e il messaggio comparso stamane sul suo cellulare ha trasformato la prima colazione in un unico mappazzone la cui digestione ha impegnato non poco il già affaticato apparato digerente: "Chiamata conferenza stampa  questo pomeriggio, prepara migliori bugie. Ore 16.00, vieni puntuale." L'italiano non ancora perfetto del Presidente americano, di solito, lo faceva sorridere. Oggi nemmeno si era accorto delle imprecisioni, ma mai come in questo momento stava rimpiangendo di aver accettato quell'incarico così pericoloso.
La coda di autovetture non sembrava assottigliarsi; ad un certo punto, come uno studentello impreparato che spera in ogni tipo di catastrofe naturale pur di non dover rispondere all'interrogazione, aveva iniziato quasi a pregare che quell'ingorgo non si risolvesse mai. Pur di sottrarsi alle stupide, insulse e pericolose domande dei giornalisti, qualsiasi altro avvenimento sarebbe andato bene. Non riusciva a distogliere questo pensiero nemmeno per un secondo, ora il serpentone era praticamente fermo, di accendere la radio non se parlava proprio, tanto era il terrore di imbattersi in uno di quei network delle associazioni dei consumatori, tutte già sul piede di guerra ormai da giorni. Il proposito di preservare la tappezzeria della macchina era andato a puttane già da un po', il conto delle sigarette fumate era perso da molti minuti, ma doveva arrivare il più calmo possibile nell'arena, in modo da combattere con la maggiore lucidità possibile.
L'unico pensiero in grado di alleggerire quel peso era Remo, suo figlio. Ventiquattro anni appena compiuti, Laurea in Scienze Agrarie col massimo dei voti, era entrato in azienda insieme a suo padre, che non tanto segretamente sperava di lasciargli il posto in cabina di comando. Gualtiero finalmente sorride, sembrano passati secoli e invece era solo il Natale scorso, uno dei più belli degli ultimi anni, appena poche settimane prima, in cui la carriera sembrava imboccare la strada giusta. Dopo un inizio sofferto da parte della San Romolo, prima di Natale la Ovini Torinesi aveva mostrato segni di cedimento, le loro vendite erano incredibilmente diminuite proprio in prossimità delle feste, Gualtiero cominciava a pregustare l'aggancio. Quei giorni erano stati finalmente sereni e speranzosi, Natale era stato finalmente Natale e la famiglia S. aspettava il nuovo anno sotto i migliori auspici. Erano stati talmente sereni e gaudiosi, quei giorni, che si erano persino concessi di allestire un grande presepe in salotto. Padre e figlio erano tornati bambini, avevano piazzato i personaggi nel più rigoroso rispetto delle regole prospettiche (quelli più grossi avanti, quelli più piccoli in profondità), nascosto le lucine ad intermittenza sotto il muschio, messo il bambinello nel giaciglio solo la sera del 24, tutto secondo le regole della tradizione. Avevano soltanto esagerato con quello che era diventato il pezzo forte della scena: una ingombrante, pesante, abbagliante stella cometa. Accartocciati vecchi giornali, li avevano ricoperti di carta dorata e, con parecchi sforzi, erano riusciti ad attacargli una numerosissima quantità di nastro luccicante ed appeso il tutto al soffitto tramite filo di nylon da pesca. Sua moglie si era divertita a sfotterli, quell'enorme astro giallo abbacinante era una esagerazione grottesca, ma loro avevano fatto finta di non sentirla e, gioiosi come due fanciulli, non si erano potuti sottrarre dalla moda del momento: il selfie. Quei due faccioni sorridenti sopra un'opera d'arte contemporanea era l'immagine che Gualtiero stava gustandosi sullo smartphone, mentre l'uscita dal G.R.A.si era purtroppo materializzata davanti a lui. Era contento di essersi ritagliato quel breve momento di felictà prima di scendere nella fossa dei leoni, si sentiva pronto. Non stava più fumando da almeno cinque minuti!
"Buongiorno a tutti, bentrovati. Sapete benissimo il motivo di questa conferenza stampa e, conoscendovi, non occorre pungolarvi sugli argomenti che andremo a trattare."
Aveva deciso di partire all'attacco, Gualtiero, nella speranza di non essere travolto dalla furia delle domande.
Povero illuso.
Capì presto l'andazzo del pomeriggio dal silenzio con cui i giornalisti aspettavano che il collega di turno prendesse la parola. Un silenzio irreale, in un ambiente come quello romano in cui la parola "silenzio" è equiparata alla peggiore delle offese. Di qualsiasi contenuto fosse l'interrogativo, le falle da coprire erano sempre grandi ed ogni bugia preparata durante l'arco della mattinata cominciava a mostrare tutta la sua scarsa attendibilità. Più si andava avanti e più Gualtiero doveva spararla grossa, aveva dovuto alzare la posta per non mettere in difficoltà tutta l'azienda: "Il capo del personale resterà qui per molti anni, ha persino declinato offerte che definirei irrinunciabili", "Riusciremo a superare la Ovini Torinesi, se non quest'anno l'anno prossimo", "Stiamo lavorando per essere ogni anno i primi in Italia", "La proprietà vuole riporta l'Allevamento tra i primi al mondo, e non si fermerà fintanto non ci riuscirà".
Ogni bravo giocatore di poker sa che più è pericoloso il tentativo di bluff e più alto deve essere il rilancio. Tuttavia dentro Gualtiero cominciava a serpeggiare l'ipotesi di stare un po' ad esagerare, le difficoltà di questi mesi invitavano piuttosto alla prudenza, ma dopo i proclami di inizio anno non gli sembrava molto dignitoso ritrattare. Più saliva il tenore delle provocazioni e più il povero amministratore sentiva di bagnare col sudore la camicia. Aveva persino chiesto, col suo inglese dalla cadenza umbra, un "time out" per fumare una maledetta sigaretta. Stava per gettare la spugna.
Durante quella breve parentesi, stremato nei nervi, era tornato a pensare a quella foto con suo figlio.
Risedutosi al suo posto, i giornalisti erano tornati a farsi sotto con la cavalleria pesante: il nuovo arrivato in azienda si era già messo in malattia, il giovane allevatore italiano che aveva chiesto di lasciare la fattoria era stato sotituito da uno straniero che sarebbe arrivato solo fra qualche settimana, l'elemento più bravo era all'estero per un concorso. Insomma, Gualtiero era alle strette, persino la sagra regionale che tante soddisfazioni aveva portato all'azienda in passato era andata male. Una volta finite le riserve di bugie, scuse, nuovi proclami ed assurde promesse, il pover'uomo era crollato. Non faceva che pensare al presepe, a quei momenti così empaticamente lontani, alla cura maniacale che avevano messo in ogni dettaglio, a quella magnifica stella cometa. All'ennesima domanda sulla impellente crisi aziendale aveva risposto: "E' un momento così: siamo vittime di una congiunzione astrale negativa."
Avete presente il momento esatto in cui vi risvegliate di soprassalto da un brutto sogno, uno di quelli così reali che impiegate interi minuti a convincervi che si trattava solo e soltanto di un incubo? Ecco, era così che si sentiva Gualtiero. Con l'unica, leggera differenza che egli pensava di essere in un sogno quando invece era al cospetto della cruda realtà.
I giornalisti in sala erano sbigottiti, persino quelli con cui era riuscito ad instaurare un rapporto amichevole, si ritrovavano spesso insieme a Mangiare, non credevano alle proprie orecchie. Le telecamere avevano registrato quella che forse sarebbe diventata la più assurda dichiarazione di un importante Amministratore Delegato da qui al 2035. Gualtiero aveva lo sguardo fisso, assente, i pensieri intorpiditi dal finto risveglio: "Ma che cazzo ho detto?"



[Squillo di cellulare]
"Pronto"
"Papà, sono Remo"
"Mhmm"
"Papà, tu non stai bene vero? Papà, ti rendi conto della minchiata universale che hai detto, si? Papà lo sai che i miei amici mi stanno prendendo per il culo su Facebook? L'ultimo mi ha chiesto se gli calcoli l'ascendente e come sarà l'amore per il resto dell'anno. Lo sai papà, che vuol dire tutto ciò?"

"Zitto, cretino. E vaffanculo a te e al presepe."

@GiuSette7

Nessun commento:

Posta un commento

Volevo scrivere senza il permesso della mamma.

Archivio blog