venerdì 20 febbraio 2015

Falsa imparzialità e magnifica faziosità


Quando ero un fanciullo imberbe ed un adolescente imbelle la mia passione per il calcio e lo sport in genere si manifestava attraverso la lettura integrale della Gazzetta dello Sport, paragrafi su badminton e telemark compresi. Erano gli anni della Coppa Campioni contesa solo dalle vincitrici dei campionati, della defunta Coppa delle Coppe e della Coppa Uefa disputata da molte squadre italiane. Le Tv non avevano preso ancora del tutto il sopravvento ma già nei secondi anni '80 e primi '90 mamma Rai riusciva a far dislocare gli orari delle partite in modo da poterle mandare in onda praticamente tutte: il Bologna alle 16, l'Inter alle 18, la Juventus alle 20:20 (ora di inizio della prima serata all'epoca!) e via così. Io ero lì, davanti al televisore SABA di ultima generazione a fare finta di studiare ma con la ferma convinzione di guardare tutte le gare e, soprattutto, fare il tifo per le italiane. 
Poi fu calciopoli, lo sfottò che diventa odio sempre più esasperato verso i colori bianconeri, la retrocessione della Juventus per "sentimento popolare", l'inizio del (sacrosanto) declino del calcio italiano. Il tifo si è imbarbarito, il bisogno di moviola dopo una partita ha preso possesso di quella parte di cervello che nel resto della giornata è adibita alle bugie ed alle giustificazioni, stiamo perdendo la capacità di guardare e giudicare il calcio per la sua bellezza, per la sua particolarità, per il suo essere sport di squadra e non metafora dei tempi, delle guerre, delle lotte. Ho iniziato a non tenere più per i colori italiani, a gioire vigliaccamente di ogni punto del ranking perso per strada e per le posizioni lasciate via via a Spagna, Inghilterra, Germania.
Solo in questa stagione abbiamo passato quasi tre mesi a discutere se il gol di Bonucci fosse regolare, a cercare episodi simili che smentissero le teorie avverse e provassero la nostra, abbiamo visto due allenatori stranieri abbassarsi al livello di queste assurde polemiche, ho letto tweet che voi umani...
Oggi, però, è un giorno diverso, così come diverso è l'Ultimo Uomo, che non è il discendente finale della dinastia adamitica bensì un sito web che si occupa principalemente di sport in cui, tra le altre cose, la moviola è bandita, e ci sarebbe da amarli solo per questo. Oltre alla qualità dei pezzi, Ultimo Uomo si lascia apprezzare da me per un'altra caratteristica, un aspetto apparentemente secondario del mestiere di giornalista sportivo, ma che secondario non è. Molti degli articolisti del sito non nascondono la propria fede calcistica, non hanno problemi a dichiarare per quale squadra fanno il tifo, e non si capisce perché, piuttosto, quelli che hanno la fortuna di praticare questo mestiere in testate più famose e importanti sentano la necessità di negare certe evidenze, come se la competenza, la maestria e il valore si commisurassero con una imparzialità che non esiste. Sembrano tutti succubi del mito di Paolo Valenti, il famoso ideatore e primo conduttore di 90° minuto, la cui fede viola il compianto giornalista riuscì a tenere per sé fino alla morte. Valenti, però, andava in onda per poco più di mezz'ora una volta alla settimana, oggi siamo bombardati da opinioni illustri 24 ore su 24, telecronache comprese. Un altro Valenti non c'è, non può esserci. Soprattutto se, come fanno taluni, si dichiarano osservatori neutrali la sera sui canali nazionali salvo poi avvampare con giudizi parzialissimi la mattina seguente su Radio Marte, Tele Radio Stereo, Italia 1...
Oggi è un giorno diverso, dicevo, perché uno dei redattori di UU, Daniele Manusia, romanista, partecipa ad un pezzo collettivo in cui si presentano gli ottavi di finale di Champions League (il pezzo è di martedì ma io l'ho letto solo oggi) e, dovendo affrontare l'argomento Juventus, lo fa in questo modo:
"Mi piacerebbe coltivare il sogno di un Borussia retrocesso che vince la Champions ma, per quanto sia possibile a un romanista, spero che quest’anno la Juve arrivi il più lontano possibile. È una squadra che conosco bene, che ho iniziato a conoscere perché la odiavo, che mi faceva pena ai tempi di Delneri, di cui vedevo solo la forza fisica all’inizio dell’era Conte. Poi si cambia idea. Ho iniziato ad apprezzare i movimenti studiati, il centrocampo di giocatori completi irradiati dal sole di Pirlo. L’idea di calcio di Vidal, Marchisio, persino di Pogba, che in una squadra diversa forse avrebbe già imposto il suo gioco su quello dei compagni, non è l’ideale (non è il calcio totale) ma mi piace e la invidio ai tifosi juventini. Soprattutto è il contrario del modo in cui di solito si descrive la Juventus, il contrario dell’arroganza, il contrario del potere politico. 
Mi infastidisce l’incapacità dei tifosi delle altre squadre di riconoscere la loro superiorità, le polemiche su rigori, fuorigioco ecc. (mi infastidisce in ugual modo la paranoia juventina che alimenta polemiche stupide consapevolmente, perché è divertente prendersela con gli spavantapasseri). In sintesi: vorrei che una squadra che conosco bene e apprezzo ottenesse qualcosa anche in Europa, pensando anche che quest’estate potrebbe cambiare parecchio. Vorrei che Tevez dimostrasse il suo reale valore di uomo squadra in un quarto di finale importante magari contro gente tipo Yaya Touré e il Kun Agüero. Vorrei che la Juventus diventasse fonte di ispirazione per altre squadre italiane di livello, anziché una nemica da abbattere restando ciechi su cosa la rende migliore. Una squadra che ha saputo cambiare sistema di gioco, e allenatore, senza perdere la propria identità (la Roma l’ha persa senza toccare praticamente niente)."
Oggi sono un tifoso felice, quel bambino che tifava le italiane. Un altro tifo è possibile, un altro approccio alle discussioni sul calcio è auspicabile, la passione per quei 22 in mutande che inseguono una palla può ancora difendersi dalle mogli che osservano penosamente i propri mariti davanti al televisore durante una partita di pallone.
Non conosco l'influenza che Daniele Manusia ha sul tifo giallorosso e se il suo pensiero cambierà qualcosa da quelle parti, so solo che un tifoso avversario ha scritto parole magnifiche sulla più odiata delle antagoniste e mi ha dato una bella lezione.
Vi chiedo scusa, infine, per il tono mellifluo di oggi, sono il primo a non sopportare discorsi retorici e paraculi, ma stamattina ho accettato una caramella da uno sconosciuto, e adesso voglio la mamma.

@GiuSette7

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Volevo scrivere senza il permesso della mamma.

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