Quando ero un fanciullo imberbe ed un adolescente imbelle la mia passione per il calcio e lo sport in genere si manifestava attraverso la lettura integrale della Gazzetta dello Sport, paragrafi su badminton e telemark compresi. Erano gli anni della Coppa Campioni contesa solo dalle vincitrici dei campionati, della defunta Coppa delle Coppe e della Coppa Uefa disputata da molte squadre italiane. Le Tv non avevano preso ancora del tutto il sopravvento ma già nei secondi anni '80 e primi '90 mamma Rai riusciva a far dislocare gli orari delle partite in modo da poterle mandare in onda praticamente tutte: il Bologna alle 16, l'Inter alle 18, la Juventus alle 20:20 (ora di inizio della prima serata all'epoca!) e via così. Io ero lì, davanti al televisore SABA di ultima generazione a fare finta di studiare ma con la ferma convinzione di guardare tutte le gare e, soprattutto, fare il tifo per le italiane.
Poi fu calciopoli, lo sfottò che diventa odio sempre più esasperato verso i colori bianconeri, la retrocessione della Juventus per "sentimento popolare", l'inizio del (sacrosanto) declino del calcio italiano. Il tifo si è imbarbarito, il bisogno di moviola dopo una partita ha preso possesso di quella parte di cervello che nel resto della giornata è adibita alle bugie ed alle giustificazioni, stiamo perdendo la capacità di guardare e giudicare il calcio per la sua bellezza, per la sua particolarità, per il suo essere sport di squadra e non metafora dei tempi, delle guerre, delle lotte. Ho iniziato a non tenere più per i colori italiani, a gioire vigliaccamente di ogni punto del ranking perso per strada e per le posizioni lasciate via via a Spagna, Inghilterra, Germania.
Solo in questa stagione abbiamo passato quasi tre mesi a discutere se il gol di Bonucci fosse regolare, a cercare episodi simili che smentissero le teorie avverse e provassero la nostra, abbiamo visto due allenatori stranieri abbassarsi al livello di queste assurde polemiche, ho letto tweet che voi umani...
Oggi, però, è un giorno diverso, così come diverso è l'Ultimo Uomo, che non è il discendente finale della dinastia adamitica bensì un sito web che si occupa principalemente di sport in cui, tra le altre cose, la moviola è bandita, e ci sarebbe da amarli solo per questo. Oltre alla qualità dei pezzi, Ultimo Uomo si lascia apprezzare da me per un'altra caratteristica, un aspetto apparentemente secondario del mestiere di giornalista sportivo, ma che secondario non è. Molti degli articolisti del sito non nascondono la propria fede calcistica, non hanno problemi a dichiarare per quale squadra fanno il tifo, e non si capisce perché, piuttosto, quelli che hanno la fortuna di praticare questo mestiere in testate più famose e importanti sentano la necessità di negare certe evidenze, come se la competenza, la maestria e il valore si commisurassero con una imparzialità che non esiste. Sembrano tutti succubi del mito di Paolo Valenti, il famoso ideatore e primo conduttore di 90° minuto, la cui fede viola il compianto giornalista riuscì a tenere per sé fino alla morte. Valenti, però, andava in onda per poco più di mezz'ora una volta alla settimana, oggi siamo bombardati da opinioni illustri 24 ore su 24, telecronache comprese. Un altro Valenti non c'è, non può esserci. Soprattutto se, come fanno taluni, si dichiarano osservatori neutrali la sera sui canali nazionali salvo poi avvampare con giudizi parzialissimi la mattina seguente su Radio Marte, Tele Radio Stereo, Italia 1...
Oggi è un giorno diverso, dicevo, perché uno dei redattori di UU, Daniele Manusia, romanista, partecipa ad un pezzo collettivo in cui si presentano gli ottavi di finale di Champions League (il pezzo è di martedì ma io l'ho letto solo oggi) e, dovendo affrontare l'argomento Juventus, lo fa in questo modo:
"Mi piacerebbe coltivare il sogno di un Borussia retrocesso che
vince la Champions ma, per quanto sia possibile a un romanista, spero
che quest’anno la Juve arrivi il più lontano possibile. È una
squadra che conosco bene, che ho iniziato a conoscere perché la
odiavo, che mi faceva pena ai tempi di Delneri, di cui vedevo solo la
forza fisica all’inizio dell’era Conte. Poi si cambia idea. Ho
iniziato ad apprezzare i movimenti studiati, il centrocampo di
giocatori completi irradiati dal sole di Pirlo. L’idea di calcio di
Vidal, Marchisio, persino di Pogba, che in una squadra diversa forse
avrebbe già imposto il suo gioco su quello dei compagni, non è
l’ideale (non è il calcio totale) ma mi piace e la invidio ai
tifosi juventini. Soprattutto è il contrario del modo in cui di
solito si descrive la Juventus, il contrario dell’arroganza, il
contrario del potere politico.
Mi infastidisce l’incapacità dei tifosi delle altre squadre di
riconoscere la loro superiorità, le polemiche su rigori, fuorigioco
ecc. (mi infastidisce in ugual modo la paranoia juventina che
alimenta polemiche stupide consapevolmente, perché è divertente
prendersela con gli spavantapasseri). In sintesi: vorrei che una
squadra che conosco bene e apprezzo ottenesse qualcosa anche in
Europa, pensando anche che quest’estate potrebbe cambiare
parecchio. Vorrei che Tevez dimostrasse il suo reale valore di uomo
squadra in un quarto di finale importante magari contro gente tipo
Yaya Touré e il Kun Agüero. Vorrei che la Juventus diventasse fonte
di ispirazione per altre squadre italiane di livello, anziché una
nemica da abbattere restando ciechi su cosa la rende migliore. Una
squadra che ha saputo cambiare sistema di gioco, e allenatore, senza
perdere la propria identità (la Roma l’ha persa senza toccare
praticamente niente)."
Oggi sono un tifoso felice, quel bambino che tifava le italiane. Un altro tifo è possibile, un altro approccio alle discussioni sul calcio è auspicabile, la passione per quei 22 in mutande che inseguono una palla può ancora difendersi dalle mogli che osservano penosamente i propri mariti davanti al televisore durante una partita di pallone.
Non conosco l'influenza che Daniele Manusia ha sul tifo giallorosso e se il suo pensiero cambierà qualcosa da quelle parti, so solo che un tifoso avversario ha scritto parole magnifiche sulla più odiata delle antagoniste e mi ha dato una bella lezione.
Non conosco l'influenza che Daniele Manusia ha sul tifo giallorosso e se il suo pensiero cambierà qualcosa da quelle parti, so solo che un tifoso avversario ha scritto parole magnifiche sulla più odiata delle antagoniste e mi ha dato una bella lezione.
Vi chiedo scusa, infine, per il tono mellifluo di oggi, sono il primo a non sopportare discorsi retorici e paraculi, ma stamattina ho accettato una caramella da uno sconosciuto, e adesso voglio la mamma.
@GiuSette7
@GiuSette7


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