Nel giudicare un calciatore ci vuole equilibrio. La dichiarazione di
Caressa, a cui occorrerà molta faccia tosta per continuare a negare di
essere un tifoso romanista, secondo cui Totti è il più grande calciatore
italiano di ogni tempo, ha scatenato la classica baraonda di opinioni.
Tutta la cagnara, però, è incanalata come al solito in due soli filoni:
quelli che "Totti è un fenomeno indiscutibile e solo l'attaccamento alla
maglia della sua squadra gli ha impedito di calcare palcoscenici più
prestigiosi e vincere molto più di quanto non ha vinto (e comunque ha
vinto un Mondiale)" e quelli che "Totti è un calciatore sopravvalutato,
buono solo a sputare o scalciare gli avversari e non si è mai spostato
da Roma perché nella capitale è un re strapagato, figuriamoci se si
allontana dai suoi sudditi adoranti."
Le discussioni a compartimenti stagni non mi piacciono, non riesco ad essere così categorico. E non meniamocela con l'essere juventini e con la nostra presunta superiorità, le vicende Del Piero e Conte ci hanno visto protagonisti nella stessa maniera con due opposte fazioni incomunicanti ed ognuna ferma sulle proprie certezze.
Non si tratta di essere cerchiobottisti o simil-democristiani, si tratta di essere onesti rispetto a quello che si vede in campo. E sottolineo "in campo", perché di quello che sono nella vita di tutti i giorni o di come si pongono in rapporto ai soldi e alla fama i suddetti campioni non mi interessa minimamente. Sul Totti uomo, come si usa dire, non posso e non voglio esprimere giudizi, non conoscendo di persona il capitano della Roma e non fregandomene più di tanto. Certo, i suoi atteggiamenti nei confronti di avversari e arbitri ne descrivono una parte della psicologia e del carattere, ma ogni considerazione deve rientrare nel giudizio sul professionista.
Francesco Totti, chiariamolo subito, è un grandissimo calciatore, nel senso letterale del termine. Il suo modo di calciare la palla è fantastico, sia che stia battendo di potenza un calcio di punizione da 30 metri sia che stia calibrando alla perfezione un assist di prima (o "no look", come si dice ora, nell'epoca del gioco digitale). Il suo calcio lustra gli occhi, i suoi tiri al volo mai calciati alle stelle spesso si trasformano in reti da antologia, come il gol alla Samp dalla bandierina del calcio d'angolo, per non parlare dei passaggi filtranti in mezzo alle difese attraverso spazi che solo l'occhio di un genio possono vedere. E sfido chiunque a contraddirmi.
Poi c'è il Totti con le sue intemperanze, il calcio a Balotelli o l'entrata assassina su Pirlo, il Totti dello sputo a Poulsen e quello dei "vaffanculo" agli arbitri che quasi mai hanno trovato questi ultimi con il coraggio di espellerlo. C'è il Totti in versione Lord inglese che sfotte il collega Tudor durante una gara in cui sta avendo la meglio per 4-0, c'è il Totti piccolo incassatore che quando soccombe accusa la Juve di essere coccolata dagli arbitri (anche quando non gioca contro di essa...), c'è il Totti fomentatore d'odio e provocatore in tanti derby capitolini o che esulta irrispettoso davanti ai tifosi avversari, c'è il Totti incapace di contrapporsi agli ultrà che gli impongono di fermare la partita. Questi lati del personaggio Totti non possono oscurare l'immenso genio calcistico, non è giusto nei confronti del calcio stesso, perché altrimenti dovremmo rivedere tutti i giudizi su Zidane, Montero, Maradona e tutta quella infinita serie di campioni dal carattere fumantino e quasi mai reticenti. O abbiamo rimosso, solo perché si tratta di Zidane, le sue espulsioni in Champions League per stupidissimi falli di reazione? O le "pigne" di Montero (citofonare Di Biagio) devono essere considerate come espressione del suo carattere forte, solo perché ha giocato con la Juventus? C'è qualche juventino così istupidito da sminuire il genio di Zidane a causa dei suoi eccessi? La testata a Materazzi ha quasi assunto l'aura di vendetta ex-ante per lo smoking bianco con cui l'interista avrà la sfacciataggine di mostrarsi in una festa scudetto. Non sarebbe il caso, piuttosto, di definire quel gesto con il proprio nome, cioè una fantasmagorica cazzata che consegna di fatto la Coppa del Mondo all'Italia? Eppure nessuno si sogna di abbassare il livello di grandezza di Zizou.
Da qui, però, e passiamo dall'altra parte della barricata, a definire Totti il più grande calciatore italiano di tutti i tempi ce ne passa. Non me ne voglia il direttore di SkySport24, ma questo genere di graduatoria lascia il tempo che trova e penso che qualsiasi giudizio del genere sia anche condizionato dal ruolo interpretato dai campioni di ogni epoca. Altrimenti il buon Caressa mi deve spiegare in cosa siano stati inferiori a Totti gente della classe, dello stile e della distinzione di Scirea, Maldini, Pirlo. O, per rimanere a quelli che hanno giocato nelle sue stesse porzioni di campo e restando a quelli che ho potuto veder giocare, come si può pensare di ritenergli inferiori Roberto Baggio, Alex Del Piero, Paolo Rossi. Tutta gente che, a livello personale o di Nazionale, escludendo quindi i club, ha vinto quanto e più di Totti ed ha mostrato la medesima genialità calcistica e forza caratteriale di molto superiore.
Lascio a Caressa di risolvere questi quesiti e di ripensare alla sua dichiarazione, tuttavia mi sia consentito dissentire da chi vuole circoscrivere la destrezza pedatoria del capitano della Roma all'interno del raccordo anulare. In conclusione, vale per Totti quello che Milos Forman lasciò intendere su Mozart nel suo capolavoro cinematografico, "Amadeus": come è possibile che un genio di quella natura risieda in una persona dal carattere così raccapricciante?
Le discussioni a compartimenti stagni non mi piacciono, non riesco ad essere così categorico. E non meniamocela con l'essere juventini e con la nostra presunta superiorità, le vicende Del Piero e Conte ci hanno visto protagonisti nella stessa maniera con due opposte fazioni incomunicanti ed ognuna ferma sulle proprie certezze.
Non si tratta di essere cerchiobottisti o simil-democristiani, si tratta di essere onesti rispetto a quello che si vede in campo. E sottolineo "in campo", perché di quello che sono nella vita di tutti i giorni o di come si pongono in rapporto ai soldi e alla fama i suddetti campioni non mi interessa minimamente. Sul Totti uomo, come si usa dire, non posso e non voglio esprimere giudizi, non conoscendo di persona il capitano della Roma e non fregandomene più di tanto. Certo, i suoi atteggiamenti nei confronti di avversari e arbitri ne descrivono una parte della psicologia e del carattere, ma ogni considerazione deve rientrare nel giudizio sul professionista.
Francesco Totti, chiariamolo subito, è un grandissimo calciatore, nel senso letterale del termine. Il suo modo di calciare la palla è fantastico, sia che stia battendo di potenza un calcio di punizione da 30 metri sia che stia calibrando alla perfezione un assist di prima (o "no look", come si dice ora, nell'epoca del gioco digitale). Il suo calcio lustra gli occhi, i suoi tiri al volo mai calciati alle stelle spesso si trasformano in reti da antologia, come il gol alla Samp dalla bandierina del calcio d'angolo, per non parlare dei passaggi filtranti in mezzo alle difese attraverso spazi che solo l'occhio di un genio possono vedere. E sfido chiunque a contraddirmi.
Poi c'è il Totti con le sue intemperanze, il calcio a Balotelli o l'entrata assassina su Pirlo, il Totti dello sputo a Poulsen e quello dei "vaffanculo" agli arbitri che quasi mai hanno trovato questi ultimi con il coraggio di espellerlo. C'è il Totti in versione Lord inglese che sfotte il collega Tudor durante una gara in cui sta avendo la meglio per 4-0, c'è il Totti piccolo incassatore che quando soccombe accusa la Juve di essere coccolata dagli arbitri (anche quando non gioca contro di essa...), c'è il Totti fomentatore d'odio e provocatore in tanti derby capitolini o che esulta irrispettoso davanti ai tifosi avversari, c'è il Totti incapace di contrapporsi agli ultrà che gli impongono di fermare la partita. Questi lati del personaggio Totti non possono oscurare l'immenso genio calcistico, non è giusto nei confronti del calcio stesso, perché altrimenti dovremmo rivedere tutti i giudizi su Zidane, Montero, Maradona e tutta quella infinita serie di campioni dal carattere fumantino e quasi mai reticenti. O abbiamo rimosso, solo perché si tratta di Zidane, le sue espulsioni in Champions League per stupidissimi falli di reazione? O le "pigne" di Montero (citofonare Di Biagio) devono essere considerate come espressione del suo carattere forte, solo perché ha giocato con la Juventus? C'è qualche juventino così istupidito da sminuire il genio di Zidane a causa dei suoi eccessi? La testata a Materazzi ha quasi assunto l'aura di vendetta ex-ante per lo smoking bianco con cui l'interista avrà la sfacciataggine di mostrarsi in una festa scudetto. Non sarebbe il caso, piuttosto, di definire quel gesto con il proprio nome, cioè una fantasmagorica cazzata che consegna di fatto la Coppa del Mondo all'Italia? Eppure nessuno si sogna di abbassare il livello di grandezza di Zizou.
Da qui, però, e passiamo dall'altra parte della barricata, a definire Totti il più grande calciatore italiano di tutti i tempi ce ne passa. Non me ne voglia il direttore di SkySport24, ma questo genere di graduatoria lascia il tempo che trova e penso che qualsiasi giudizio del genere sia anche condizionato dal ruolo interpretato dai campioni di ogni epoca. Altrimenti il buon Caressa mi deve spiegare in cosa siano stati inferiori a Totti gente della classe, dello stile e della distinzione di Scirea, Maldini, Pirlo. O, per rimanere a quelli che hanno giocato nelle sue stesse porzioni di campo e restando a quelli che ho potuto veder giocare, come si può pensare di ritenergli inferiori Roberto Baggio, Alex Del Piero, Paolo Rossi. Tutta gente che, a livello personale o di Nazionale, escludendo quindi i club, ha vinto quanto e più di Totti ed ha mostrato la medesima genialità calcistica e forza caratteriale di molto superiore.
Lascio a Caressa di risolvere questi quesiti e di ripensare alla sua dichiarazione, tuttavia mi sia consentito dissentire da chi vuole circoscrivere la destrezza pedatoria del capitano della Roma all'interno del raccordo anulare. In conclusione, vale per Totti quello che Milos Forman lasciò intendere su Mozart nel suo capolavoro cinematografico, "Amadeus": come è possibile che un genio di quella natura risieda in una persona dal carattere così raccapricciante?

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