Intervistato da una emittente televisiva, il Presidente di una importante azienda dichiara di essere stato minacciato di morte da un suo omologo concorrente perché avrebbe (mai condizionale fu d'obbligo come in questo caso) contattato un dipendente del secondo affinché non rinovi il contratto con la società d'appartenenza per poi accasarsi nella sua.
Una dichiarazione simile lascerebbe sconvolto chiunque e tanti sarebbero gli interrogativi da porre ad entrambi i protagonisti, mentre invece l'uscita di questo signore ha lasciato indifferente gran parte dell'opinione pubblica. Di questi tempi l'Occidente del mondo viene sconvolto da continue notizie di uccisioni sommarie la cui barbara crudezza definisce un nuovo paradigma del senso della vita, l'unica che ci spetta, ormai inflazionato al livello di un rasoio usa e getta.
Perché questa indifferenza ad una "denuncia" così grave?
La risposta è presto detta: la diatriba vede protagonisti due esuberanti personaggi del magico mondo del calcio: Massimo Ferrero, neo-proprietario della Sampdoria, e Maurizio Zamparini, vulcanico patron del Palermo. Nel post-partita del derby della lanterna, rimandato di due giorni perché l'azienda gestrice dello stadio di Genova si era rifiutata di stendere i teloni protettivi del manto erboso per un credito non corrisposto di 2 milioni dalle società calcistiche, Ferrero lancia la pesante accusa ai microfoni di Sky. Zamparini ha smentito presto di aver commesso un reato del genere, ma nessuno per ora si sogna di chiedere ragguagli a Ferrero, come se niente fosse accaduto, come se in qualunque modo siano andate le cose la realtà non debba importare a nessuno. Come se questa gente, sempre così esposta mediaticamente, possa prendersi la briga di dichiarare tutto ed il suo contrario senza dover rendere conto a nessuno.
Questo episodio passato quasi inosservato capita in un frangente molto burrascoso per tutto il movimento, tra l'accanimento terapeutico sul Parma calcio, la nebulosa Infront e l'inchiesta sul calcioscommesse che sembra non finire mai, una "bazzecola" del genere dura il tempo di un cerino acceso.
Ho voluto rifletterci su, anche solo per un attimo, semplicemente per ribadire quanto l'importanza delle parole e il riscontro dei fatti siano ormai un orpello lasciato ai docenti di filologia ed ai nostalgici di un giornalismo che a queste cose badava eccome.
Chiudo riportando le parole di una stupenda e vivissima canzone di Vinicio Capossela, "I pagliacci", che questa vicenda mi ha riportato in mente. Siamo sotto il tendone di un circo ed un pagliaccio, appunto, racconta la storia del suo mestiere, i sentimenti di una maschera, il cerone di creta. Durante l'esibizione dei trapezisti qualcosa va storto e accade l'irreparabile: è a quel punto che, col sangue ancora per terra, vengono fatti entrare i pagliacci a distrarre il pubblico.
Un'arte per pochi.
@GiuSette7
Perché questa indifferenza ad una "denuncia" così grave?
La risposta è presto detta: la diatriba vede protagonisti due esuberanti personaggi del magico mondo del calcio: Massimo Ferrero, neo-proprietario della Sampdoria, e Maurizio Zamparini, vulcanico patron del Palermo. Nel post-partita del derby della lanterna, rimandato di due giorni perché l'azienda gestrice dello stadio di Genova si era rifiutata di stendere i teloni protettivi del manto erboso per un credito non corrisposto di 2 milioni dalle società calcistiche, Ferrero lancia la pesante accusa ai microfoni di Sky. Zamparini ha smentito presto di aver commesso un reato del genere, ma nessuno per ora si sogna di chiedere ragguagli a Ferrero, come se niente fosse accaduto, come se in qualunque modo siano andate le cose la realtà non debba importare a nessuno. Come se questa gente, sempre così esposta mediaticamente, possa prendersi la briga di dichiarare tutto ed il suo contrario senza dover rendere conto a nessuno.
Questo episodio passato quasi inosservato capita in un frangente molto burrascoso per tutto il movimento, tra l'accanimento terapeutico sul Parma calcio, la nebulosa Infront e l'inchiesta sul calcioscommesse che sembra non finire mai, una "bazzecola" del genere dura il tempo di un cerino acceso.
Ho voluto rifletterci su, anche solo per un attimo, semplicemente per ribadire quanto l'importanza delle parole e il riscontro dei fatti siano ormai un orpello lasciato ai docenti di filologia ed ai nostalgici di un giornalismo che a queste cose badava eccome.
Chiudo riportando le parole di una stupenda e vivissima canzone di Vinicio Capossela, "I pagliacci", che questa vicenda mi ha riportato in mente. Siamo sotto il tendone di un circo ed un pagliaccio, appunto, racconta la storia del suo mestiere, i sentimenti di una maschera, il cerone di creta. Durante l'esibizione dei trapezisti qualcosa va storto e accade l'irreparabile: è a quel punto che, col sangue ancora per terra, vengono fatti entrare i pagliacci a distrarre il pubblico.
Un'arte per pochi.
@GiuSette7

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